1. Oratorio e contesto sociale
L’oratorio si caratterizza come azione educativa di un gruppo sociale in riferimento alle giovani generazioni. Le caratteristiche dei rapporti sociali di una società e di un contesto culturale sono fondamentali per individuare le condizioni e le caratteristiche del percorso e del fenomeno oratoriano. Educare i ragazzi e i giovani sono gli scopi entro cui si colloca l’esperienza dell’Oratorio, che assume così le caratteristiche sociali, culturali e spirituali di una società, dialogando con esse.
Accudire i bambini, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani assume forme diverse e caratteristiche diverse a seconda delle condizioni sociali, economiche, morali e pedagogiche della società. Misura lo stato di salute delle famiglie, segnala l’integrazione sociale ed economica della comunità, definisce la politica dei servizi sociali e culturali, dice la dinamicità missionaria di una comunità cristiana, ma anche la sua capacità di ascolto e di comprensione della qualità morale e spirituale dell’ambiente umano bisognoso di salvezza, ma anche luogo in cui accade il Regno dei cieli.
Pensare l’oratorio significa allora avere chiara la situazione culturale, sociale e pedagogica di un territorio in un tempo. Prima, però, occorre studiare tali fenomeni e tali contesti. A livello sociale possiamo dire che l’Oratorio in Lombardia ai nostri giorni si colloca in situazione di dialogo con il grande percorso educativo e formativo della scuola, nel contesto della proliferazione delle possibilità educative ed estetiche della società del benessere, dell’artificialità dei rapporti telematici e tecnologici, nella realtà di un tessuto sociale multiculturale, multirazziale e multireligioso, infine nella situazione economica della contrazione della classe media e nell’allargamento delle situazioni di povertà importante. Tutto questo chiede, in termini ripresi dal linguaggio del Nuovo Testamento, di avere occhi per vedere…
2. Oratorio e contesto culturale
La situazione sociale convive con la coscienza culturale e con le dinamiche culturali che non sempre giungono a esplicita coscienza e conoscenza culturale da parte delle persone. Un’analisi sempre rinnovata del contesto culturale è perciò essenziale a qualsiasi proposta educativa che si vuole proporre da parte della comunità cristiana, sia per dare efficacia all’azione che si vuole intraprendere, sia, soprattutto, per darle consistenza spirituale e qualità educativa.
Da questa analisi escono i contorni da cui prendere il coraggio di proporre scelte educative, secondo criteri condivisi e dichiarati. Essi non sono necessariamente ampi ed esaustivi, ma critici e profondi sul riferimento alle scelte spirituali che rispondono a una visione antropologica critica e criticamente cristiana, ma anche fiduciosamente aperta al futuro e all’impegno generoso delle persone coinvolte.
Dal confronto maturato in questi anni indico alcuni elementi che spesso sono ritornati come elementi importanti da considerare. Certamente il riferimento alla condizione spirituale, culturale e sociale delle famiglie, francamente problematica in ordine alla criticità e alla profondità della scelta etica. La condizione di benessere diffuso, ma anche la facilità di comunicazione sociale indifferenziata porta facilmente a un’esasperazione di atteggiamenti rivendicativi, ma poco strutturati in ordine a un confronto morale e spirituale con l’elaborazione del senso della vita. Prevalgono l’atteggiamento della rivendicazione dei diritti, la difficoltà alla partecipazione ai processi educativi e di partecipazione sociale, la difesa emotiva degli affetti e la grande difficoltà di elaborazione di una disciplina di coscienza personale riferita al confronto sociale.
Il fenomeno del disagio giovanile interroga in modo profondo il compito dell’educazione nella società e nella Chiesa cattolica e rinvia alla necessità della presa in carico della coscientizzazione delle dimensioni di responsabilità e di senso presenti nel progetto educativo della libertà.
Le caratteristiche della vita sociale con i problemi sopra accennati, quali la presenza di diverse culture, di diverse religioni, la difficile integrazione sociale, i difficile rapporto tra appartenenza analogica e virtuale, ritornano nella necessità di investigare la percezione di senso che le nuove generazioni hanno e che non corrispondono a quella delle generazioni precedenti con la caratteristica di una grande e rapida trasformazione, difficilmente comprensibile e governabile.
Alcune indagini hanno evidenziato un profondo cambiamento nella percezione della dimensione religiosa e spirituale nell’intera società italiana, soprattutto nelle giovani generazioni. Solo evocativamente ricordo che la dimensione sacrale è quasi assente, ma questo non significa un rallentamento della dimensione spirituale, che invece sta crescendo, ma con scarsi riferimenti alle dimensioni istituzionali e sociali.
Il ruolo della Chiesa nella società e nella cultura viene così profondamente cambiato e con esso anche il progetto educativo che la Chiesa vuole proporre e sostenere, con attenzione sia agli scopi della società, sia a quelli della Chiesa stessa.
3. La dimensione vocazionale
Dopo il percorso sinodale sui giovani è stata indicata l’attenzione prioritaria alla dimensione vocazionale nell’esperienza educativa che la Chiesa propone. Essa deve tenere conto delle condizioni legate agli elementi finora indicati e deve ricercare dialogo e collaborazione con i molti attori presenti in campo educativo e formativo.
A me preme sottolineare la necessità di proporre un’attenzione particolare alla dinamica legata alle diverse fasi dell’età della vita, alle diverse caratteristiche della dimensione sociale, comunitaria e interpersonale nel percorso educativo, alla corretta articolazione tra gli aspetti formativi e a quelli educativi del percorso educativo. L’elaborazione del senso della vita e della maturità della libertà a partire dall’incontro esperienziale e comunitario di tutte le dimensioni dell’esistenza, anche quelle della fragilità, della povertà, del rispetto, dell’interiorità e della responsabilità resta lo sfondo principale del percorso educativo di tipo vocazionale. Questa centratura vocazionale rilancia la necessità di proporre un senso di vita che porti l’individuo a decidere del racconto della sua vita come piena di senso autentico e assunto, lasciando alle spalle l’atteggiamento di variazione virtuale delle possibilità di vita.
4. La dimensione sinodale
Un aspetto oramai acquisito come percorso educativo è quella della sinodalità, intesa come dimensione sapienziale che nasce dal confronto comunitario per una presa di coscienza del cammino di conversione e di responsabilità a livello personale e comunitario. La cura dell’agire e non solo del fare esige un corretto cammino sinodale a sostegno del consenso e della sua moralizzazione e spiritualizzazione.
La sinodalità permette l’accompagnamento identitario di tipo etico e spirituale ai percorsi di responsabilità sociale, al fine di aiutare l’elaborazione motivazionale di tipo etico e di tipo funzionale in vista della qualità morale della vita, che si esprime in una più profonda e convinta partecipazione ai processi di decisione morale.
In questo senso il cammino sinodale è indicato per accompagnare il lavoro pastorale dell’Oratorio con forte e critica partecipazione comunitaria nella presa in carico dell’educazione dei giovani evitando di demandarla all’ente Oratorio quasi fosse una pastorale a sé stante. In questa dimensione comunitaria entrano in gioco sinodalmente le famiglie, le associazioni del territorio e l’istituzione ecclesiastica, secondo forme di cui occorre elaborare le modalità.
In particolare pare necessario assumere in modo nuovo ma sinodale il rapporto tra le comunità parrocchiali, le unità o le comunità pastorali e la Diocesi.
5. La dimensione del servizio educativo e testimoniale della comunità ecclesiale
Infine è necessario chiarire e cercare con attenzione il rapporto tra la dimensione sociale e quella comunitaria all’interno della comunità cristiana che afferisce all’Oratorio. Il discorso sarebbe lungo e articolato. Qui vale la pena solo ricordare che, da un alto, l’attenzione universalistica dell’Oratorio a tutti i ragazzi indirizza l’azione educativa dell’Oratorio alla cura del servizio sociale e caritativo, dall’altro che nel cammino educativo cristiano dei giovani occorre ricordare che anche la Chiesa è strutturata in modo sociale e ha bisogni di tipo sociale e politico di conduzione, che vanno pensati, programmati e verificati perché siano funzionali ai bisogni della spiritualità e della qualità cristiana della testimonianza sia a livello personale, dia a livello comunitario.
L’orientamento generale pare possa essere quello della corretta assunzione da parte della comunità cristiana e dell’istituzione ecclesiastica di compiti e di servizi di testimonianza sociale con lo scopo di andare incontro ai bisogni di socialità e di giustizia del mondo giovanile odierno in vista di un obiettivo di pace e di giustizia solidale e partecipativa. A questo proposito occorre ricordare che tale impegno non è da ritenere aggiuntivo alla testimonianza cristiana, ma è luogo proprio della testimonianza di carità che il cristiano moralmente deve vivere nelle condizioni reali della vita con gli altri.
L’attenzione spirituale e testimoniale missionaria in questo campo, non facoltativa per il cristiano, d’altro canto, ha bisogno di percorsi e attenzioni educative che rinviino a esercizi e azioni educative di grande spiritualità cattolica che trovano nell’Oratorio un luogo e un tempo significativo di attuazione e di programmazione. Una diversa percezione e una specificata attenzione educativa alle forme e ai percorsi educativi legati alla testimonianza e alla spiritualità cristiana non impediscono un’attenzione ai bisogni sociali più generali, ma ne approfondiscono la qualità testimoniale anche in vista di un’attenzione alla corretta formazione alla laicità che permette una corretta partecipazione alla vita sociale e politica della società attuale, garantendo la possibilità di una responsabile testimonianza missionaria, di cui la comunità cristiana deve farsi carico, ma in modi e co percorsi diversi.
Il punto di raccordo di questi due elementi è proprio la profondità spirituale della carità a cui l’Oratorio non deve mai sottrarsi.
Mons. Maurizio Gervasoni,
Delegato della Conferenza Episcopale Lombarda per la pastorale giovanile regionale
2 Febbraio 2026
