Nelle scorse settimane abbiamo visto il Papa pellegrino in terra di Spagna, circondato da migliaia di persone, corse ad accogliere e salutare con gioia il Santo Padre. Sorprendendo tutti, intorno al Papa si è raccolto un popolo di famiglie, di bambini e giovani, di adulti e anziani: molti di loro vedono in lui il successore di Pietro, molti altri sono attratti dalla sua figura, vedono in lui una voce autorevole di pace, un difensore della dignità dell’uomo, oggi così ferita e calpestata nelle guerre e nella violenza, minacciata da una certa “scienza” che riduce l’uomo a ingranaggio di un sistema anonimo, rinnegata e deturpata da mille forme di sfruttamento, di abuso, di mercificazione.
È come se, nel deserto che sembra avanzare, la voce mite e inerme di Leone XIV si faccia strada, destando un’attrattiva nei cuori, riaccendendo braci quasi spente di fede, e progressivamente la sua figura si impone all’attenzione di tutti.
In questi giorni cresce l’attesa trepidante della nostra città e della nostra Chiesa di Pavia che si preparano a vivere la grazia della visita del Santo Padre: una visita breve e ricca di segni, da accogliere e da vivere con cuore spalancato e aperto alla sorpresa di ciò che accadrà. Perché, come ogni vero incontro, la presenza del Papa a Pavia è un avvenimento che avrà dei tratti imprevedibili e lascerà un segno nel cuore di molti: speriamo nel cuore della nostra città e della nostra Chiesa.
Ed è sempre sorprendente vedere come il Papa, al di là della sua personalità specifica – Leone non è Francesco, come Francesco non era Benedetto e Benedetto non era Giovanni Paolo – sappia muovere attese e speranze, sappia ridestare un popolo, talvolta confuso e disperso, sappia accendere interesse e ascolto anche in chi non condivide la fede cristiana o vive una certa distanza dalla vita ecclesiale. Qui si tocca con mano il carisma di Pietro: quando passa il Papa, è come se passasse Pietro, l’apostolo che Sant’Agostino definisce «vehemens amator Christi», «dotato di un amore ardente per Cristo», ed è quello che accadeva fin dai primi giorni della Chiesa, nella prima comunità cristiana di Gerusalemme, come racconta San Luca negli Atti degli apostoli in uno dei suoi sommari sulla Chiesa madre di Gerusalemme: «Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti» (At 5,14-16).
È bellissima questa immagine: la gente accorreva e poneva i malati su lettucci e barelle, con la speranza che almeno l’ombra di Pietro ci posasse sui corpi sofferenti e tutti ne avevano beneficio.
Questo vorrei che si rinnovasse nelle ore in cui il Santo Padre sarà tra noi: che davvero molti possano essere sfiorati dalla sua ombra, incrociare il suo sguardo, ascoltare la sua parola, vedere il suo volto, non come un personaggio dello spettacolo o una persona famosa, ma come il segno vivo di Cristo che continua a farsi presente attraverso il successore di Pietro, come pastore che ha a cuore la felicità e la salvezza di tutti.
Partecipare agli incontri del Papa a Pavia, andarlo a salutare per le strade e per le piazze, fargli festa anche con segni semplici, con il canto, gli applausi, le grida di gioia, le bandiere alle finestre e ai balconi, mettersi in ascolto di quello che dirà, è prendere parte a un avvenimento che si rinnova, oggi come duemila anni fa, è riscoprire che il cristianesimo è innanzitutto l’impatto con una presenza umana che desta attrattiva e arriva al cuore, ed è qui l’origine di ogni cambiamento, di ogni speranza, qualunque sia l’orizzonte storico in cui ci è dato di vivere, qualunque sia la posizione umana che viviamo, la condizione della vita e dell’anima.
Come mettevano in piazza i malati, perché l’ombra di Pietro potesse coprirli e recare loro conforto, portiamo al Papa la nostra vita, con le sue fatiche e sofferenze, mettiamo ai suoi piedi chi è maggiormente ferito e provato nell’esistenza: i nostri ammalati e anziani, spesso soli, i poveri e gli emarginati, i carcerati e gli esclusi, le famiglie in difficoltà, i bambini pieni di vita e, a volte, già esperti del dolore, i ragazzi e gli adolescenti confusi, impauriti o segnati da fragilità e vuoto, i giovani, gli universitari che si aprono al futuro con desideri e timori. Il Santo Padre potrà vedere e salutare solo alcuni di loro, ma con il cuore vorrebbe abbracciare tutti e chiede a noi di essere quelle mani, quei cuori, quei volti che diventano segno della sua paternità e della tenerezza sconfinata di Cristo.
Non è compito del Papa, né della Chiesa di Cristo, risolvere tutti i problemi del presente: qui siamo chiamati in causa tutti noi, iniziando da chi ha ruoli di responsabilità nella vita sociale, politica, economica, culturale ed ecclesiale, realizzando buone alleanze a favore del bene di tutti, soprattutto dei più deboli, di quelli che non hanno voce.
Ecco, noi attendiamo da Leone una parola che ci rialzi e ci metta in cammino, come comunità cristiana e come città, una parola che sia eco della voce di Cristo, unico Salvatore, sorgente di una speranza affidabile. Desideriamo che attraverso la presenza di Leone XIV l’entusiamo della fede e la passione della testimonianza siano ridestati e incoraggiati, che sia accompagnato e sostenuto il cammino della nostra Chiesa, impegnata a far maturare uno stile autenticamente sinodale nel discernimento, nelle scelte, nella vita delle comunità cristiane e a ripensare come essere presente nel territorio, a contatto con la vita reale delle persone e delle famiglie. Ci auguriamo che la parola del Santo Padre, le indicazioni che ci offrirà aiutino l’intera comunità civile a far crescere una città della cura e della cultura, ospitale e attenta ai più fragili, capace di valorizzare le risorse e le potenzialità presenti nel tessuto della società, dei corpi intermedi, del grande e vivo mondo del volontariato e della carità, nelle famiglie e nei giovani, che per ragioni di studio e di lavoro, caratterizzano il volto di Pavia.
«Con te Leone, successore di Pietro, nell’unico Cristo siamo uno»: Benvenuto Papa Leone, nel nome di Cristo! Pavia ti attende e ti accoglie con gioia.
Articolo pubblicato su “L’Osservatore Romano” (20 giugno 2026)
23 Giugno 2026
