Pavia

Una grande grazia

La visita di Leone XIV a Pavia richiama a superare pessimismo e rassegnazione attraverso lo sguardo della fede. Ispirandosi a sant’Agostino, il Papa invita a cercare Dio, fonte di speranza, verità e autentico compimento umano

di don Marco Vignolo

Tutti siamo tentati tante volte di lasciarci andare al cinismo, alla rassegnazione, allo sguardo disilluso rispetto al presente e al futuro, magari al rifugio nostalgico nel passato, ai “bei tempi” che sembrano sempre migliori degli attuali. Basta purtroppo leggere i giornali, guardare cosa circola sul web, fare due chiacchiere con le persone incrociate al bar, per avere questa impressione. Tuttavia, il Signore è capace di continuare costantemente a sorprenderci. È fedele nel tempo a questo suo compito, di non abbandonare l’uomo di fronte al male che ciascuno vede in sé e negli altri. Egli opera particolarmente tramite il Vicario di Cristo, che attraverso le sue parole ed i suoi gesti non si stanca di mostrare a tutti dove guardare: a quella sana inquietudine del nostro cuore, a quella sete di bontà, bellezza, giustizia, felicità che trova soddisfazione solo nel rapporto con Dio.

Pochi giorni fa pellegrino in Spagna, sabato 20 giugno invece a Pavia – la città dove sono conservate le reliquie di sant’Agostino, nella bellissima basilica di San Pietro in Ciel d’Oro – il Santo Padre ha riacceso la speranza di tante persone. «È come se, nel deserto che sembra avanzare, la voce mite e inerme di Leone XIV si faccia strada, destando un’attrattiva nei cuori, riaccendendo braci quasi spente di fede, e progressivamente la sua figura si impone all’attenzione di tutti», come ha scritto recentemente per l’Osservatore Romano il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti (leggi il testo).

La macchina organizzativa a Pavia si è mossa da tempo, fin dall’annuncio a febbraio di questa visita del primo papa agostiniano, per preparare ogni minimo dettaglio. Tuttavia, la vera preparazione non può che essere quella del nostro animo, della nostra interiorità, per poter sempre con più profonda coscienza “dare del tu” a Dio ed accorgersi che solo nel rapporto con Lui la nostra vita fiorisce. «Noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore homine habitat veritas» («Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore») ci ricorda il vescovo di Ippona nel De vera religione.

Il Santo Padre è stato accolto nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro dai vescovi lombardi, guidati dal loro metropolita, l’arcivescovo Mario Delpini. A loro il Papa ha rivolto una parola di saluto – a braccio – nel chiostro del convento agostiniano contiguo alla basilica. Poi ha pronunciato un’omelia carica di speranza durante la celebrazione della Parola: «Per non scoraggiarsi serve uno sguardo animato dallo spirito della fede, che aiuti a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista, e a non scivolare in un atteggiamento negativo, pessimista, incapace di generare vita nuova. Lo sguardo che ci è richiesto – e che lo Spirito Santo ci dona – è invece quello di Gesù. In mezzo alle difficoltà e alle incomprensioni, Egli vede la mano provvidente del Padre nei gigli dei campi, negli uccelli del cielo (cfr. Mt 6,28-29), nutre la speranza nel piccolo seme che cresce (cfr. Mc 4,30-33) e invita ad alzare i nostri occhi e guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura (cfr. Gv 4,35)». Lo sguardo della fede, lo sguardo di Gesù: da lì occorre ripartire di fronte a tutte le brutture del mondo.

Pavia è una città universitaria e il Papa si è rivolto anche a loro – i giovani – perché diano credito al desiderio e all’inquietudine del loro cuore, alla ricerca di senso che li spinge a cercare sempre più in là, come ci insegna non solo il maestro del Santo Padre – Agostino – ma anche il poeta ligure Eugenio Montale: «sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: ché tutte le cose pare sia scritto: “più in là”» (E. Montale, Maestrale).

Provvidenza ha voluto che il brano del vangelo proposto dalla Chiesa per il sabato della visita del Papa a Pavia fosse quello in cui Gesù ci rassicura di sapere di che cosa abbiamo bisogno, invitandoci a non preoccuparci della nostra vita, del mangiare, del bere, del domani, etc. Per tre volte ci dice “non preoccupatevi”, perché ciò che è veramente importante sta in questa sua affermazione finale: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. Tutto ci sarà dato, se confidiamo solo in Lui.

In un secondo momento della visita pastorale Leone XIV ha incontrato la cittadinanza pavese. Nel suo discorso alla città è tornato sul tema della fede: «Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede. Con questa fiduciosa apertura, infatti, la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo. Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita». Che apertura, che possibilità di ripartire in queste parole! Il commovente incontro con Leone XIV pellegrino nelle terre lombarde possa aiutare ciascuno a domandare fiduciosamente a Dio un cuore costantemente spalancato, per confidare solo in quella roccia che è Cristo, unica condizione perché la vita porti sempre più frutto.

23 Giugno 2026